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"L'angolo" di Giovanni Colombo
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Mi tocca. Non ne ho voglia ma, dopo essermi rivisto in tv a gridare "in galera", ho capito che la mia vita sarebbe stata diversa senza Bettino e quindi nel decennale della morte, giorno in cui nostra Signora dell'ipocrisia conferma la decisione di intitolargli un giardinetto, mi pare doveroso dirvi cosa sento.
Avverto sollievo. Strano ma vero. E' finalmente successo quello che tutti ci aspettavamo. Anch'io in "Baciare il rospo", cinque anni fa, l'avevo previsto: "Alla fine si moltiplicheranno le iniziative celebrative: avremo Piazza Bettino e, in più, un busto di Mario Chiesa alla Baggina, una targa a Silvano Larini in ogni stazione del metrò, un monumento a Walter Armanini nei principali cimiteri, un cippo in Galleria davanti al Ristorante Savini, la mensa dei tangentomani ...".
Finito il tormentone, resta il quesito da un milione: perché nessuno confessa mai niente? Pensate all'altezza che avrebbe raggiunto Ghino di Tacco se avesse ammesso che: non era soltanto finanziamento illecito ai partiti; si era creato un vero e proprio "regime della corruzione"; il saccheggio coinvolgeva tanti, quasi tutti, ma in proporzioni diverse; i socialisti erano diventati il perno della lottizzazione e i più attivi ad ammassare fortune private; non è colpa dei "giudici rossi" ma delle dichiarazioni dei suoi amici Larini e Tradati e dei suoi fiduciari Giallombardo e Raggio, se è stato condannato dai Tribunali della Repubblica.
La confessione è dei grandi. E' il coraggio di esporsi, di mostrare limiti e fallimenti, sospinti dalla fiducia in una rinascita. Invece l'uomo, in genere, e il politico, in particolare, perde gran parte del suo tempo a difendere l'indifendibile. Deve simulare, agire nell'ombra, non dire mai ciò che ha veramente in testa e ciò che realmente fa. Specie nel momento della crisi, mentre sta scivolando dal piedistallo, raddoppia le finzioni e nega di avere un padre e una madre... Senza confessione ci si condanna al perpetuo nascondimento, paralizzati dietro un cespuglio come Adamo ed Eva. Con la confessione invece ci si mette nelle condizioni di ripartire ... senza arretrati, senza scheletri negli armadi, senza dossier dei servizi segreti ... quasi vergini.
Non tutte le dediche vengono per nuocere. Bettino finalmente finisce in un angolino e per noi è più chiaro in che consista l'alternativa a questo mondo bollito come un cotechino: togliere le foglie di fico ... girare nudi ... liberi e nudi verso il nudo Essere.
Saluti ardenti come le fiaccole di quella sera (12 maggio 1992)
P.s. anche le dichiarazioni di oggi confermano che Penati è invotabile ... povero il mio Pd, nave senza nocchiere in gran tempesta...
Nota. Vi segnaliamo la lettura dei commenti alla nostra riflessione sulla presenza dei simboli religiosi nei luoghi pubblici. Nella pagina"Centro e Periferie" potete trovare, inoltre, i commenti, le mozioni ei comunicati stampa di Giovanni Colombo.
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Il Circolo "Cuore di Lombardia"
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Lettera di don Luisito Bianchi a Vittorio Bellavite nell’occasione del “pellegrinaggio di vera memoria e di riconoscenza” alla tomba di Don Primo Mazzolari nella Chiesa di S. Pietro a Bozzolo.
"… non si dovrebbe dimenticare (…) che don Primo ebbe un cuore di carne, come il suo Maestro oltretutto. Fin dalla prima omelia (...) ebbe la testimonianza della Nina: “Signor Curato, per essere la prima volta ha proprio parlato con cuore”. Credo che anche l’ultima volta a pochi giorni dalla morte, ci fosse stata la Nina gli avrebbe detto: “Signor Parroco, per essere l’ultima volta ha proprio parlato con cuore”. Fra la prima e l’ultima c’è stata di mezzo tutta la vita di un cuore che bruciava da consumarsi, come aveva splendidamente previsto il vecchio parroco della Nina che aveva udito, anche lui, la prima omelia: “Quel ragazzo ha del cuore fino in bocca”. Vecchio di vita ed esperienza, aveva aggiunto con una lucidità impressionante, che sembrava illuminare le fatiche e le gioie di avere, come prete, un cuore di carne: “Penserà ben qualcuno nella vita a farglielo rimasticare”.
Non si dice nulla di strano a lamentare nella chiesa di oggi la quasi assenza di un cuore di carne alla maniera d’un Giovanni XXIII (non per niente in un fugace apparire questo papa e don Primo s’intesero e si sorrisero). Chissà, fosse ancora vivo, soprattutto in questi ultimi tempi, come avrebbe dovuto rimasticarlo, questo suo cuore! Credo ... che questo sia il lascito di don Primo alla chiesa, un dono che anche lui ha ricevuto attraverso avvenimenti e persone che gli hanno costruito il cuore. Allora accetto tutta l’ufficialità come il prezzo che questo nostro grande fratello deve pagare, come altri che lo precedettero su questa linea, a tranquillizzare a basso prezzo buone coscienze, perché non è possibile imbalsamare un cuore di carne che continuamente pulsa negli scritti e nei comportamenti di don Primo."

Il Circolo on line del Partito Democratico “Cuore di Lombardia” è promosso da:Felice Cagliani (Presidente del Consiglio Comunale di Sesto San Giovanni), Giovanni Colombo (Consigliere Comunale Pd a Milano), Piero Almasio, Benito Boschetto, Roberto Carnesalli, Sergio Fenaroli, Silvano Magnabosco, Egidio Melè, Luciano Mercanti, Daniele Pelucchi, Andreina Pelullo e Gianfranco Stella.
Collaborano alle attività del Circolo “Cuore di Lombardia”:Stefano Sibella (fiabe e racconti pubblicati dalla casa editrice De Agostini) e Sandro Mancini (membro della Chiesa Valdese e docente di Filosofia morale - Università Statale di Palermo)
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Brutti, sporchi e cattivi
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Gli avvenimenti di questi giorni richiamano alla memoria le parole di Pier Paolo Pasolini sulla "mutazione antropologica degli italiani", che l'autore definiva "la nuova cultura di massa", costituita intorno al binomio "conformismo e nevrosi". In un'altra visione profetica Ettore Scola nel film "Brutti, sporchi e cattivi" tracciava la "scomparsa della speranza di tempi migliori".
Mettiamo insieme due fatti, in apparenza diversi: a Rosarno, la caccia al migrante, che trova nelle cosche mafiose i registi, ma che gode del consenso di molti suoi abitanti, nel diretto Bari / Roma, dove un ragazzo senza braccia incontra e l'indifferenza e l'arroganza (il fatto è raccontato dallo scrittore Shulim Vogelmann). L'elenco potrebbe continuare.
Cosa accade? Siamo ormai arrivati alla deriva immorale della società italiana? Il candore delle nostre riflessioni e i nostri progetti politici si infrangono contro il muro di una società che non riusciamo più a capire. Ci sentiamo degli esuli, proprio come riassume la fotografia del graffito sul muro: "Immigrati, per favore, non lasciateci soli con gli italiani".
Di fronte a questa realtà che ci fugge non servono "linee politiche" più o meno geniali (e nel Partito Democratico stentiamo a vedere anche quelle appena "normali"), serve un'opera paziente di interpretazione della realtà italiana, partendo dai racconti di ciò che sta avvenendo (la lettera di Shulim Vogelmann pubblicata su La Repubblica e l’articolo di Flaviana Robbiati sullo sgombero dei rom di via Rubattino pubblicato sul sito "Golem l'Indispensabile") e dai dati (l'indagine della Caritas Migrantes sul rapporto tra immigrazione e criminalità e la ricerca di Maurizio Ambrosini "Da braccia a persone").
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Il Pd: il progetto e il candore
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Per affrontare questo paese “brutto, sporco e cattivo” occorrerebbe dispiegare una grande iniziativa politica, dalla forte impronta pedagogica: saper elaborare il "progetto", con il necessario candore collettivo e individuale (“togliere le foglie di fico ... girare nudi ... liberi e nudi verso il nudo Essere”, come dice Giovanni Colombo “qui a sinistra”). Modificando alcune parole di Pier Paolo Pasolini, il Partito Democratico dovrebbe diventare "un paese pulito in un paese sporco, un paese onesto in un paese disonesto, un paese intelligente in un paese idiota, un paese colto in un paese ignorante, un paese umanistico in un paese consumistico". Con altre parole ma con l’identico trasporto per Roberto Carnesalli, citando Ingrao, il Partito Democratico dovrebbe essere “il luogo ideale dove si difendono gli umili e gli oppressi”.
A che punto è il progetto "Partito Democratico"? L'impressione è quella di un "vicolo cieco", di un grande affanno (lo sintetizza l'editoriale del quotidiano "Europa" del 7 gennaio 2010), con Il rischio di una politica svuotata di ogni progettualità e ridotta ai tecnicismi senza etica delle alleanze e delle tattiche (vedi l'articolo di Guido Crainz pubblicato sul quotidiano La Repubblica e quello di Luigi Ferrarella pubblicato sul Corriere della Sera, sulla "rivalutazione di Craxi", e quello di Nadia Urbinati sulla retorica delle riforme istituzionali, pubblicato su La Repubblica).
Oltre le necessarie analisi rimane lo spazio per l'indignazione, soprattutto per chi ha creduto in questo progetto, magari venata da una sana ironia: come i commenti di Egidio Cardini e di Benito Boschetto, che lanciano anche alcune proposte ironiche, sul futuro di D'Alema.
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Uno sconosciuto
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Soffi di cuore segnalati da padre Fabio Fornaroli
Uno sconosciuto è il mio amico, uno che io non conosco.
Uno sconosciuto lontano lontano.
Per lui il mio cuore è colmo di nostalgia.
Perché egli non è presso di me.
Perché egli forse non esiste affatto?
Chi sei tu che colmi il mio cuore della tua assenza?
Che colmi tutta la terra della tua assenza?
PÄR LAGERKVIST (1891-1974), tratto da “Poesie”, Guaraldi 1991, traduzione dallo svedese di G. Oreglia
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I documenti in evidenza ...
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"Il sultanato del Governatore Formigoni", riflessione di Vincenzo Ortolina sul potere di Roberto Formigoni
"Due popoli e due storie", breve riflessione di Giorgio Amolari sui valori e riferimenti storici di questi due popoli in difficile convivenza
"L'esigenza di legalità e i ritardi della politica" di Mario Di Costanzo (articolo pubblicato da Il Mattino, 27 gennaio 2010)
"Il luogo ideale della politica", riflessione di Roberto Carnesalli (Circolo on line del Partito Democratico "Cuore di Lombardia") intorno alla politica, al Partito Democratico e ai suoi valori
"Il capitalismo invecchia" di Marcello De Cecco (intervista pubblicata da Il Manifesto, 30 dicembre 2009)
"2009 Un anno complicato", il "punto della situazione" di Giovanni Bianchi (Circoli Dossetti) sulla politica italiana e sullo stato di salute del Partito Democratico
Relazione di Don Angelo Casati: "Lo Spirito e l'ideologia '"(Lecco, Sala Ticozzi, il 3 novembre 2009)
Intervento di Mons. Gianfranco Bottoni nel corso della Commemorazione dei Partigiani Caduti per la Liberazione al Campo della Gloria del Cimitero Monumentale di Milano
"Lettera aperta" di Gianni Geraci del Gruppo del Guado a sua Santità Benedetto XVI in seguito all'aggressione omofoba del 21 Agosto 2009
"Le possibili relazioni con l'Islam in Italia", relazione di Paolo Branca (Università Cattolica di Milano) nella Commissione Consiliare congiunta Cultura - Eventi e Politiche Sociali del Comune di Milano
"Lettera di gennaio. Il nostro '58" di Luigi Pedrazzi, sulla valorizzazione del Concilio e sull'Italia d'oggi
Numero di ottobre 2009 della Rivista "Segno dei tempi. Coscienza laica in una Chiesa del Dialogo"
Numero di del gennaio 2010 della Rivista "Notam"
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La porta delle Associazioni
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