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Sodoma, l'altro nome di Milano
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Domenica ero a Palazzo Marino per vedere la mostra multimediale di Dolce&Gabbana (la Bellucci era passata il giorno prima) e, a un certo punto, la mia fragile mente ha avuto un guizzo: e se fossimo Sodoma? Non pensate la solita cosa, miei maliziosi lettori e mie splendide lettrici. Da tempo nessuna corretta lettura del testo biblico collega Sodoma all' omosessualità. Il mio ragionamento è stato un altro: se Gomorra, come abbiamo imparato da Roberto Saviano e don Peppino Diana, è laggiù, allora Sodoma potrebbe essere quassù... e se fosse l' altro nome di Milano?
Anche le immagini iper pop post delle sfilate di D&G hanno contribuito ad alimentare la mia ossessione. Cosa sta succedendo a questa città? Ci penso al mattino, ci ripenso la sera. Cosa c' è dentro questo cuore milanese così tumefatto? Qual è la sua misura?
La "misura di Sodoma", secondo la tradizione ebraica, è la misura della spartizione. "Il mio è mio e il tuo è tuo". Una spartizione ferrea, che non consente eccezioni. Infatti la colpa degli abitanti di quella città (Gen. 19, 1 -11) fu contro l' ospitalità, vale a dire contro la modalità antichissima di rendere gli altri partecipi di quanto è proprio. Un commento medievale ebraico, sempre a proposito dei sodomiti, ammonisce a non fare come loro, "i quali non pretendevano nulla dagli altri uomini, ma non tolleravano che un povero potesse beneficiare delle loro ricchezze", e cita un passo del profeta Ezechiele (Ez 16, 49):"Ecco era questa l' iniquità di tua sorella Sodoma: orgoglio, sazietà di pane, prosperità tranquilla erano in lei e nelle sue figlie. Eppure non diede mai la mano al povero e all' indigente".
Siamo Sodoma? Mi verrebbe voglia di chiederlo innanzitutto alla Signora, che proprio oggi festeggia il quarto anno da sindaco. Ma Lei è sempre così lontana. La immagino presa tra economia ed estetica, tra lunghi estratti conti e infiniti vestiti nell' armadio. Borse in calo e gonne in allungo sono ciò che sa misurare con il metro di carta che si ritrova tra le mani.
Una volta, prima della fine della consigliatura, vorrei dirglielo in faccia, col tono giusto: "Se ti togliamo ciò che non è tuo, non ti rimane niente". Le direi a lei, ma subito mi girerei per ripeterle a me e a ciascuno dei consiglieri, queste parole tremende, maleducate, "fuori misura" proprio perché fanno saltare "la giusta misura", il confine blindato tra il mio e il tuo.
Io leverei il punto interrogativo. Siamo Sodoma. Siamo, chi più chi meno, come quel sodomita di Mazzarò, l' infaticabile accumulatore di ricchezze descritto nella pagina finale de La roba di Giovanni Verga, che ormai prossimo alla morte "andava ammazzando a colpi di bastone le sue anitre e i suoi tacchini, e strillava: roba mia, vientene con me". Siamo, chi più chi meno, sodomiti specialisti nella negazione: è fin troppo evidente che nulla sulla terra è spartito in modo così disuguale (e casuale) come la ricchezza (o la povertà, per guardarlo dall' altra parte).
La Sodoma di quattromila anni fa finì distrutta. Noi abbiamo ancora qualche mese per trovare un' altra misura, un battito interiore tutto diverso dall' ansia della spartizione, un modo di stare insieme che preveda finalmente il contagio reciproco.
Giovanni Colombo
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Il cenacolo di Piero e Teresa ...
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Gli incontri del Cenacolo riprenderanno in autunno. Gli incontri saranno registrati e disponibili in questo sito.
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... periferici e impantanati
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Elezioni comunali di Milano 2011: "Essere in disarmonia con l’epoca (andare contro i tempi a favore del tempo) è una nostra mania."
I prossimi mesi saranno dominati dalla campagna elettorale per l'elezione del sindaco. La signora Letizia Brichetto Arnaboldi, coniugata Moratti, ha già avviato la sua ricca macchina elettorale.
Nell'attesa che la "poderosa" macchina del Partito Democratico torni dalle lunghe e immeritate vacanze - a proposito, complimenti a tutta la leadership democratica per la brillante assenza dalla lotta politica di agosto, consegnata integralmente alle lotte intestine del centro destra - il nostro Circolo offre il suo contributo: dedica pochi cenni alla questione delle candidature (attività già abbondantemente praticata nel nostro partito, ovviamente nel corso dei mesi lavorativi) e prova invece ad accendere l'attenzione verso problemi e questioni della città dimenticate. Due questioni innanzitutto, strettamente intrecciate: le periferie, geografiche e sociali (dai quartieri periferici alle aree sociali abbandonate alla subalternità e alla insignificanza, i giovani precari, gli anziani, i migranti) e il livello sempre più basso della partecipazione alla vita politica.
Quale livello e forma di partecipazione civica può esserci infatti nei quartieri popolari come Quarto Oggiaro, Comasina, Barona, via Stadera, via Padre Monti? Basso, quasi inesistente. I giovani senza alcun titolo di studio sono sopra il 20 % (una percentuale identica alle zone più povere del sud d’Italia), gli anziani e gli immigrati sono completamente abbandonati a loro stessi e alle loro reciproche insofferenze. Assente ogni intervento pubblico qualificato, che non sia quello repressivo dell’ordine pubblico.
Si crea una città fatta di “compartimenti” impermeabili: alcuni luoghi sono ricchi di risorse e occasioni di partecipazione e di mobilità sociale; altri invece costituiscono dei percorsi a ostacoli che favoriscono le dinamiche di esclusione. Abitare in un quartiere periferico può prefigurare il rischio di rimanere ”impantanati”. Siamo di fronte all’avverarsi della profezia orwelliana di un sotto proletariato abbandonato alla sua povertà e ai suoi godimenti di basso costo e di alto condizionamento (televisione, televisione e televisione).
“Ha sempre fatto brutto la Barona, come reputazione eravamo “crasti”, non so come dire…insieme a tutti gli altri quartieri, tipo Giambellino. Io mi ricordo, quando andavo alle elementari, mi vergognavo di dire che ero di qua…perché lì avevi il mito di dover dire che eri figo e ricco, quindi un po’ io me la menavo, e quindi dicevo che abitavo in Via Binda per non dire che venivo da Via Bari.” [ragazzo di 22 anni, Barona).
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"Attenta a giudicare, tu sei la città più vecchia d’Europa e quindi non ti puoi assolutamente permettere di perdere neanche uno dei tuoi giovani. Li devi considerare pezzi unici da cristalleria e tenerli stretti e cari."
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Periferici e impantanati: documenti
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I documenti in evidenza
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Il candidato del ministro Gelmini a una laurea honoris causa in “Comunicazione”, il ministro Umberto Bossi, ha definito “scemo e ignorante” l’autore dell’articolo di Famiglia Cristiana (ultimo numero) sulla classe politica italiana. (Vincenzo Ortolina)
La vicenda dell'espulsione dal PDL di Gianfranco Fini e dei suoi costituisce un' ulteriore conferma di quanto già si sapeva da tempo, ossia l'assoluta incompatibilità fra Silvio Berlusconi e la democrazia (Circoli Dossetti, Editoriale di agosto di Giovanni Bianchi)
La Chiesa deve agire per non soccombere costruendo una sinergia tra comunità, famiglie e movimenti, testimoniando la speranza, influenzando ed esercitando, attraverso i politici credenti, una politica di servizio senza divisioni. (Salvatore Barresi, da Agire Politicamente)
E c’è chi si domanda che cosa mai voglia dire ormai essere di sinistra? … vuol dire cercare (qualche volta mi sembra quasi disperatamente) una strada che porti verso la solidarietà, l’onestà, l’uguaglianza, anche con un po’ di intransigenza (Trenta righe di attualità di Fioretta Mandelli, da Notam)
Il 2009 (...) è stato un anno di transizione e di cambiamenti significativi per la nostra associazione. Le generali difficoltà e restrizioni del welfare si sono fatte sentire (...). Tuttavia (...) ci sono tanti altri dati che ci confermano nel nostro impegno. (Comunità Nuova Onlus, Bilancio Sociale 2009
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L'Agenda autunno 2010
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Mede, 30 Agosto, Circolo PD di Mede: Festa Democratica
Sesto San Giovanni, dal 16 settembre al 7 ottobre, Acli Lombardia, Cisl Lombardia, Circolo Giovanile Socio culturali Rondinella: Labour Film Festival 2010
Cava Manara, dal 17 al 19 settembre, Giovani Democratici: FestaMolesta
Milano, 18 settembre, Gruppo del Guado: Quando l'omosessualità è una benedizione, incontro con don Franco Barbero
Milano, 24 settembre, Gruppo del Guado: Lectio divina. Otto itinerari al Pozzo di Giacobbe
Camaldoli, dal 24 al 26 settembre, Acli Nazionali: Vivere la storia
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... essere in disarmonia
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Soffi di cuore segnalati da Fabio Fornaroli
Dite pure di noi
se questo vi farà piacere -
che siamo dei rinunciatari.
Che non riusciamo a tenere
il passo con la Storia.
Le frasi fatte - sappiamo -
sono la vostra gloria.
Noi, noi non ve le contestiamo.
Essere in disarmonia
con l’epoca (andare
contro i tempi a favore
del tempo) è una nostra mania.
Crediamo nell’anacronismo.
Nel fulmine. Non nell’avvenirismo.
Giorgio Caproni (1912-1990), da “Res Amissa" 1991
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